(India) Udayapur – Madhyamgram. Kolkata 22/12/2017 – 25/01/2017

In attesa del decollo da Roma Fiumicino verso Calcutta, tra svariati caffè e telefonate di amici, la mente fu investita da pensieri e domande. Ma ecco che sono le 22:00; è tempo di allacciarsi le cinture, spegnere i telefoni, sollevare lo schienale e decollare in India.

I posti sono comodi, il cibo soddisfacente e dopo aver fatto due chiacchiere con il vicino di posto, a tenermi compagnia saranno solo le voci di Adriano Celentano e Ligabue attraverso le cuffie dell’I-Pad.

Qualche turbolenza fa sballottolare l’areo, gli occhi cercano di restare chiusi ma oramai è tardi, il sole è alto e le hostess servono la colazione; siamo allo scalo di Abu Dhabi, 5 ore di pausa tra un Big Mac e la compagnia di un ragazzo catalano che mi confessa di restare in India cinque mesi con soli 1000,00€ in tasca; non ho più avuto sue notizie, e dopo aver riposato qualche ora, rieccoci in volo, sono le 19:22, finalmente atterriamo a Calcutta. È tempo di ritirare il veterano borsone da viaggio e con cinque ore e mezza di fuso orario mi dirigo al cambio valuta per riscuotere le rupie con cui pagherò il taxi che mi accompagnerà in Hotel.

La sveglia delle 06:00 mi annuncia che è tempo di svegliarmi e iniziare la mia avventura. Le strade sono stracolme di venditori ambulanti, il profumo di spezie e vegetali satura l’aria conferendogli quel caratteristico odore di non so che, i veicoli sfrecciano a tutta velocità senza un apparente senso civico e in tutto ciò inizio la mia passeggiata.

Destra o sinistra? Dove vado? Beh scelgo di seguire il naso recandomi al chiosco di spezie sulla destra in cerca dello scatto.

Ai loro occhi appaio come un esploratore, zaino in spalla e macchina fotografica, infatti, senza volerlo mi accaparro le attenzioni di passanti e persone in bici che mi fanno cenno di scattargli una foto, tutto ciò e molto divertente perché non mancano i sorrisi o quel senso di collaborazione spontanea che mi fa sostituire presto la scheda di memoria.

Sono quasi le 12:00, la fame inizia a farsi sentire, ma la voglia di gustare un pollo al curry viene brutalmente fermata dalla telefonata della mia guida dicendomi di aver avuto un imprevisto e prendere un treno fino al distretto periferico di Udayapur, Madhyamgram di Kolkata, dove verrà poi a prendermi.

Il mio polletto oramai è lontano e con l’acquolina in bocca corro alla stazione dei treni, macchine, bus e tuk tuk  schizzano da ogni angolo in un traffico incredibile, fin quando incastrati nel traffico, dal finestrino sbuca il mio bambino indiano dagli occhi verdi.

Una semplice corsa in taxi sta diventando un’assoluta avventura, come se ci fosse un mondo parallelo. Sono emozionato e curioso di sperimentare i treni indiani di cui tanto ho sentito parlare.

A lungo ho visto è letto storie sull’India, storie di fotografi e viaggiatori che sono giunti qui, eppure tutte quelle avventure non rendono giustizia all’abracadabra che questo continente riesce a fare.

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