Kenya – Nairobi 2016 Dandora e Korogocho Slum

Questo racconto è l’esito di un reportage fotografico a Nairobi, in Kenya, nelle baraccopoli di Dandora e Korogocho. Due realtà vittime di azzardati investimenti e pessime decisioni governative che hanno dato vita a luoghi di pena e sofferenza urbana, come la Discarica di Dandora, una vecchia cava trasformata in una delle più immense discariche a cielo aperto di tutta l’Africa, dove uomini, donne, bambini e anziani, sotto il controllo di boss locali lavorano senza sosta, a mani nude esponendosi a infezioni di ogni tipo. Calpestare il suolo delle baraccopoli è una cosa che non si dimentica, come il volto di intere famiglie distrutte, umiliate, costrette a vivere nella più totale forma di umiliazione umana. Non c’è lavoro, non ci sono servizi, non ci sono fonti d’acqua sicure, un sistema fognario adeguato o energia elettrica. In queste viuzze dimenticate da Dio e dal governo, l’unico supporto maggiore sono le ONG come Alice For Children By Twins International di Milano, fondata da Diego Masi, questa ONLUS da anni opera a favore dell’infanzia più vulnerabile e disagiata di Nairobi e nella zona più rurale di rombo alle falde del Kilimanjaro. Questo progetto editoriale, infatti, inizia dalla loro collaborazione, permettendomi di avvicinarmi e toccare con mano la realtà delle baraccopoli di Nairobi.
L’inferno dei vivi, rappresenta un testo unico, uno strumento di denuncia che tramite foto e testimonianze vi aiuterà a vedere come centinaia di migliaia di persone vivono ogni giorno in condizioni che per noi sarebbero inimmaginabili.


Atterrato in Kenya alle ore 10:35, inizia la mia avventura per il rilascio del visto e del mio borsone da viaggio. Uscito dal Gate, saluto il responsabile dei volontari Daniele e il nostro driver Robert che, dopo stretta di mano, ci conduce al van che ci accompagnerà a Utawala, una periferia di Nairobi dove vive la media borghesia africana. Usciti dall’area aeroportuale, lo scenario inizia a cambiare: strade non asfaltate, intense nuvole di polvere che vengono sollevate dal passaggio di automobili e mezzi pesanti che fanno da effetto speciale alle acrobazie di ragazzi che, come stuntman, saltano su veicoli in movimento cercando di rubare un passaggio. A fare da cornice a questa dinamica ambientazione, piccole attività commerciali di divani, tappeti, fabbri, meccanici e fatiscenti chioschi alimentari colorano l’ambiente, catturando l’attenzione della mia Canon.

Dopo aver trascorso quasi mezz’ora nel van, non avevo ancora appurato di essere in Africa e, cercando di mantenere la calma, ero alla ricerca di qualcosa da fotografare, quindi concentrai la mia attenzione sui lavoratori del posto, i cui sguardi sono così colmi di storia che non puoi non esserne travolto. Non avevo molto spazio per una riflessione, per cui assimilavo tutto quello che riuscivo a vedere; come lo sguardo dei bambini incuriositi a sbirciare dal finestrino del van per guardare il Mzungu all’interno. Il peso del volo iniziava a farsi sentire e durante attimi di sonno improvviso, Robert, il driver, mi raccontò di come Utawala fosse quasi un posto “moderno” rispetto agli slums di Nairobi, per quanto questo fosse per me folle, vista la “discreta” quantità di degrado urbano. Presto ebbi modo di toccare con mano ciò che Robert mi disse.

Gli Slum:

Con il termine “Slums” si identificano gli insediamenti abitativi di persone a basso reddito, dove le condizioni di vita non raggiungono la soglia di dignità urbana. La questione abitativa però è solo la punta dell’iceberg, poiché malattie, epidemie, droga e delinquenza sono all’ordine del giorno, costringendo la popolazione a vivere nel pericolo e nella miseria. La mancanza di servizi base è la caratteristica più evidente come l’assoluta assenza di strutture igienicosanitarie, fonti di acqua sicure, sistemi di raccolta e smistamento rifiuti, energia elettrica e manutenzione stradale. A seguire ci sono le abitazioni abusive con pavimento in terra, mura di fango, legno e lamiera fanno parte dei materiali usati per la costruzione di loculi di 2m x 3m dove spesso vivono dalle tre alle sei persone tra cui bambini e anziani, e il sovraffollamento è sempre in aumento, e poiché la maggior parte delle persone non ha documenti che certifichi il permesso del suolo occupato, gli sfratti sono all’ordine del giorno e di conseguenza l’aumento di disagio
urbano.

La nascita di Dandora:

La storia di Dandora ha dell’incredibile, questo immenso slum nasce come progetto della World Bank di fornire un riparo alle persone a basso reddito di Nairobi, eppure oggi, Dandora è uno dei dieci posti più inquinati al mondo alla pari di Chernobyl. Dal progetto ufficiale sarebbero dovute emergere più di 6.000 lotti completi di servizi base, fornendo inoltre alla popolazione ulteriore materiale per la costruzione di edifici per servizi di pubblica utilità. Il luogo prescelto fu Dandora, uno spazio di 10km dalla capitale e tra il 1972 e il 1975 la World Bank affiancata dal governo keniota firmò il primo accordo che prevedeva una somma di 30 milioni di dollari, dilazionati nel tempo, ma durante i lavori ci si accorse che quasi più del 30% del terreno scelto era inutilizzabile a causa delle cave di pietra che avevano formato vuoti e pendenze nel terreno. Altri problemi arrivarono con il tempo, come l’occupazione delle abitazioni da parte di persone alle quali non furono state assegnate, e nel 1978 un nuovo accordo tra il Kenya e la World Bank fu firmato, nel tentativo di recuperare un progetto iniziato male che stava per finire peggio.

Korogocho:

Arrivati a Korogocho, si nota subito la grave crisi ambientale, a causa della presenza della discarica di Dandora. In questo slum vivono quasi 180.000 persone, di cui la maggioranza in completa miseria. La cosa che salta di più all’occhio è la sporcizia, non quella delle persone ma del posto, soprattutto del terreno. Una volta che cammini per queste strade, ti rendi conto di camminare sull’immondizia, perché non solo la discarica la vedi, ma è lì, ci metti i piedi sopra, e dal terreno vedi sbucare soprattutto pezzi di cose, vestiti vecchi, lattine e plastica, ed è allora che comprendi che Korogocho non è stata costruita vicino alla discarica ma c he è parte della discarica. In questo slum, la violenza è una realtà quotidiana. Bisogna crescere in fretta e vige la regola del più forte, le malattie e le infezioni sono all’ordine del giorno, e qui le persone sono d ei rifugiati nel loro stesso paese.

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