Chi è Gerardo Fortino?

Gerardo Fortino fotografato dal suo amico Arturo Barbuto durante un pranzo domenicale a Cosenza

Foto di Arturo Barbuto

Ho dormito sotto le stelle in Kenya, ho vissuto con una tribù Masai a Rombo alle falde del Kilimanjaro, ho pernottato diverse settimane in un orfanotrofio a Calcutta in compagnia di due bizzarri cani, ho percorso l’India sia in treno sia in taxi con solo uno zaino e una reflex, ho disubbidito alla mamma e ho nuotato nell’Oceano dopo aver mangiato, ho bevuto latte di cocco direttamente dal frutto mentre un giovane tanzaniano lo spaccava a metà con un machete. Ho giocato a dama sulle strade di Dar es Salaam e perduto un paio di partite. Ho respirato il gelido inverno ucraino e russo e mangiato orrori gastronomici di ogni tipo. Ho respirato la vita metropolitana newyorchese e assaporato la pungente pioggerella londinese. Eppure, ancora oggi, nonostante tutto non riesco a smettere di percorrere le strade del mondo, né tantomeno di fare fotografia.

Per le tue Stampe d’Arte invia una e-mail a info@gerardofortino.it

Perché?

Vagabondare è stata da sempre la meta più grande, il solo e sfuggente pensiero di un futuro dietro una scrivania mi terrorizzava e, cosciente del fatto che i miei genitori avevano idee discordanti dalle mie, a me non interessava. Scelsi di investire tutto ciò che avevo nella fotografia nonché la mia passione più grande.

Come tutto ebbe inizio

Non è stato facile mettersi in gioco, soprattutto per un giovane sognatore del Sud dell’Italia. Sono stato da sempre la voce fuori dal coro e il disturbatore della routine. Dalla mia infanzia sognavo mete lontane…mi perdevo davanti ai documentari del National Geographic. Sognavo l’Africa con i suoi paesaggi senza tempo, bramavo l’India dopo aver visto il film su Gandhi e desideravo vedere quella New York che in molte serie televisive ho trovato. Insomma sognavo uno zaino e andare lontano.

Dopo una carriera universitaria abruzzese ad oggi sono circa sette anni che ho trasformato quel grande sogno in realtà. Posso fieramente raccontare delle mie avventure in Kenya, in Etiopia, in India, in Tanzania e in altri stupefacenti luoghi. Posso sfogliare le pagine della memoria e rivedere oltre l’orizzonte. Guardare ogni singola fotografia scattata mi permettere di ritornare in quei luoghi e respirare tante e tante volte ancora quell’aria di tradizione e magia che ho sempre cercato.

Da quando ho afferrato professionalmente una macchina fotografica sono alla ricerca di una firma, di un particolare che dica al mondo…Questo è il mio lavoro. Questo sono io. Mi guardo attorno alla continua ricerca del batter d’occhio che fermi il tempo. La mia mente lotta tra il continuo desiderio di viaggiare e quello di fermare il tempo, e pura follia.

Generalmente niente è solo un quadro o una fotografia, se osservata nel modo giusto al di là di quello che rappresenta, ci si scoprono sempre visioni del mondo, ossessioni, manifestazioni dell’inconscio, perciò con la mia fotografia ciò che posso fare oltre che ad appagare la mia sete di sapere e quella di saziare l’anima dell’osservatore.

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