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L'Effetto della Vittima Identificabile: Utilizzo di un Design a Catena Causale Sperimentale per Testare la Mediazione

Ricerca a cura di Seyoung Lee e Thomas Hugh Feeley


Bambina indiana sorridente

Effetto Vittima Identificabile:


L'effetto della vittima identificabile (Identifiable Victim Effect, IVE) si riferisce alla tendenza degli individui a offrire maggiori aiuti a vittime identificabili rispetto a vittime statistiche. Lo scopo di questo studio è stato investigare se le reazioni emotive mediano l'IVE. In due esperimenti basati sul design a catena causale sperimentale, è stato dimostrato che una vittima identificabile evoca reazioni emotive più forti rispetto a una vittima statistica (Studio 1). È stato inoltre dimostrato che una vittima identificabile mostrata o descritta con espressioni specifiche o informazioni per evocare reazioni emotive più forti suscita una maggiore disponibilità a donare denaro nei partecipanti (Studio 2). I risultati di questi studi dimostrano che il meccanismo causale sottostante l'IVE sono le reazioni emotive dei partecipanti alle vittime identificate. Le implicazioni teoriche e pratiche dei risultati sono discusse.


Introduzione


Jessica McClure
Jessica McClure

Quando si verifica una tragedia, gli osservatori reagiscono in modo diverso nei confronti delle vittime identificabili rispetto alle vittime statistiche. Le vittime identificabili tendono ad attirare maggiore attenzione e risorse dagli osservatori. Per esempio, nel 1987, una bambina di nome Jessica McClure, soprannominata "Baby Jessica" dai media, cadde in un pozzo stretto in Texas e ricevette oltre 700.000 dollari in donazioni dal pubblico. Allo stesso modo, Ali Abbas, un ragazzo che perse entrambe le braccia e i genitori durante la guerra in Iraq del 2003, ricevette quasi 275.000 sterline in donazioni per le sue cure mediche. Questi casi dimostrano che gli individui a volte donano generosamente alle vittime identificabili. Tuttavia, considerando che milioni di altri bambini meno pubblicizzati muoiono ogni anno di fame, è evidente che le reazioni a Jessica McClure e Ali Abbas sono l'eccezione piuttosto che la regola.



Thomas Schelling, in un'analisi del fenomeno della maggiore generosità verso le vittime identificabili, notò che la morte di una persona particolare evoca "ansia e sentimenti, senso di colpa e timore, responsabilità e religione, ma... gran parte di questa solennità scompare quando ci occupiamo della morte statistica". Questo suggerisce che l'IVE è guidato dalle emozioni degli individui verso la sofferenza di una vittima.


Gli studiosi spesso notano due importanti differenze tra le vittime identificabili e statistiche: le vittime identificabili sono tipicamente presentate come individui bisognosi, mentre le vittime statistiche come gruppi bisognosi. Inoltre, le vittime identificabili sono descritte con dettagli specifici, inclusi età, nomi, volti e difficoltà specifiche, mentre le vittime statistiche sono descritte con informazioni generali.


Revisione della Letteratura


Diversi studi hanno testato le reazioni emotive, come la simpatia e il disagio, come meccanismo di mediazione dell'IVE. Due studi hanno supportato l'ipotesi della mediazione emotiva per l'IVE. Per esempio, Kogut e Ritov (2005a, 2005b) hanno dimostrato che una vittima identificata evocava una maggiore simpatia e disagio auto-riferiti rispetto a un gruppo di vittime non identificate, e queste emozioni erano correlate positivamente con l'intenzione di aiutare. Tuttavia, altri studi non hanno supportato il ruolo mediatorio delle emozioni auto-riferite nell'aiuto.


Design a Catena Causale Sperimentale


Il design a catena causale sperimentale proposto da Spencer et al. (2005) consiste in due esperimenti sequenziali ma separati. Nel primo esperimento, i partecipanti sono assegnati casualmente a condizioni della variabile indipendente e viene misurata la variabile mediatrice. Nel secondo esperimento, i partecipanti sono assegnati casualmente ai livelli della variabile mediatrice manipolata, definiti da come la variabile indipendente ha cambiato la variabile mediatrice nel primo esperimento, e viene misurata la variabile dipendente.


Studio 1


Lo Studio 1 ha testato se l'identificazione delle vittime (una vittima statistica contro una vittima identificabile) intensifica le reazioni emotive (simpatia e disagio). I partecipanti hanno letto uno scenario in cui venivano descritti bambini affamati in Etiopia. I partecipanti nel gruppo della vittima identificabile hanno letto di un ragazzo di 7 anni, Robinio, a rischio di fame e hanno visto una sua foto. I risultati hanno mostrato che i partecipanti nella condizione della vittima identificabile hanno riportato una simpatia e un disagio significativamente maggiori rispetto ai partecipanti nella condizione della vittima statistica.

Tabella 1: Misurazioni delle reazioni emotive
Tabella 1: Misurazioni delle reazioni emotive.
Tabella 2: Reazioni emotive per condizioni di vittime identificabili e statistiche
Tabella 2: Reazioni emotive per condizioni di vittime identificabili e statistiche.

Studio 2


Lo Studio 2 ha testato il collegamento tra le reazioni emotive e la disponibilità a donare denaro. I partecipanti sono stati esposti a scenari che suscitavano reazioni emotive più forti o più deboli. I risultati hanno indicato che i partecipanti che hanno sperimentato reazioni emotive più forti erano più disposti a donare denaro. Questi risultati supportano l'ipotesi che le reazioni emotive mediano l'IVE.

Tabella 3: Controllo della manipolazione degli scenari
Tabella 3: Controllo della manipolazione degli scenari.
Tabella 4: Disponibilità a donare per livelli di reazioni emotive
Tabella 4: Disponibilità a donare per livelli di reazioni emotive

Discussione


I risultati sono coerenti con studi precedenti che suggeriscono che le reazioni emotive sono il meccanismo di mediazione dell'IVE. Una vittima identificabile aumenta principalmente le reazioni emotive rispetto alle vittime statistiche, e questo aumento di simpatia e disagio sembra spiegare l'aumento della disponibilità a donare denaro.

L'effetto della vittima identificabile (Identifiable Victim Effect, IVE) si riferisce alla tendenza delle persone a mostrare maggiori emozioni e a offrire più aiuti a una vittima identificabile rispetto a una vittima statistica o non identificabile. Questo fenomeno è spiegato attraverso diversi meccanismi psicologici e teorici:


1. Reazioni Emotive Intense


Simpatia e Disagio


Le vittime identificabili evocano reazioni emotive più forti, come simpatia e disagio, rispetto alle vittime statistiche. Questo è dovuto al fatto che le persone possono più facilmente empatizzare e sentire compassione per una singola persona con una storia specifica e un volto riconoscibile.


2. Teoria del Collasso delle Emozioni


Numero di Vittime


Secondo Slovic (2007), le reazioni emotive iniziano a diminuire quando il numero di vittime aumenta. Un singolo individuo è percepito come un'unità psicologicamente coerente, mentre un gruppo di vittime diventa una statistica astratta, che non riesce a suscitare le stesse emozioni.


3. Modelli di Processo Duale


Modello Centrale-Periferico e Modello Euristico-Sistematico


Questi modelli suggeriscono che le persone sono più coinvolte mentalmente ed emotivamente quando processano informazioni su bersagli specifici (come le vittime identificabili) rispetto a bersagli astratti (come le vittime statistiche). Questo maggiore coinvolgimento cognitivo ed emotivo porta a una maggiore disponibilità ad aiutare.


4. Percezione dell'Impatto e della Responsabilità


Impatto Tangibile


Aiutare una vittima identificabile sembra più tangibile e soddisfacente rispetto ad aiutare un gruppo di vittime. Le persone percepiscono che il loro aiuto avrà un impatto diretto e significativo sulla vita di una vittima identificabile.


Responsabilità


Le persone si sentono più responsabili verso una vittima identificabile perché possono relazionarsi meglio e sentirsi più vicine a quella persona specifica.


Evidenze Empiriche


Studi come quello di Kogut e Ritov (2005a, 2005b) hanno dimostrato che le vittime identificate evocano maggiori reazioni emotive (simpatia e disagio) e che queste emozioni sono correlate positivamente con l'intenzione di aiutare. Inoltre, gli studi basati su un design a catena causale sperimentale, come quello di Lee e Feeley, mostrano che le emozioni mediano l'effetto IVE, confermando che le reazioni emotive più forti verso le vittime identificabili aumentano la disponibilità a donare.


Implicazioni Pratiche


Le campagne di raccolta fondi e le organizzazioni caritative possono aumentare l'efficacia delle loro richieste di donazioni utilizzando storie e immagini di vittime identificabili. Presentare dettagli specifici, foto e narrazioni personali può evocare reazioni emotive più forti nei donatori, aumentando così la probabilità di ricevere aiuti.


In sintesi, l'effetto IVE è spiegato principalmente attraverso le reazioni emotive intense che le vittime identificabili suscitano, la percezione di un impatto tangibile e la responsabilità percepita dagli individui. Questi fattori insieme contribuiscono a un maggiore impegno e disponibilità ad aiutare le vittime identificabili rispetto a quelle statistiche.


Contestualizzazione della Ricerca nel Tema del Poverty Porn


La ricerca sull'Effetto della Vittima Identificabile (IVE) si inserisce in un contesto più ampio che include il fenomeno del "poverty porn". Il poverty porn si riferisce all'uso di immagini e storie estreme e spesso manipolative di sofferenza per suscitare emozioni forti e stimolare donazioni. Questo fenomeno è frequentemente utilizzato da molte organizzazioni non governative (ONG) e associazioni caritative nei loro sforzi di raccolta fondi. L'obiettivo è attirare l'attenzione del pubblico e generare una risposta emotiva immediata, che porta a una maggiore probabilità di ottenere donazioni. Tuttavia, questo approccio solleva numerose questioni etiche e morali.


Guardare la ricerca di Deborah Adesina e David Girling


8JpZjj-charity-representations-of-distant-others-report-2024
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Scarica PDF • 12.68MB

La ricerca di Lee e Feeley sull'IVE dimostra che le persone sono più inclini a donare quando possono identificarsi con una singola vittima rispetto a un gruppo di vittime statistiche. Questo è dovuto alla maggiore intensità delle reazioni emotive suscitate da una vittima identificabile, che evoca sentimenti di simpatia e disagio più forti. Le ONG sfruttano questa dinamica psicologica presentando storie e immagini di singoli individui che soffrono, con dettagli specifici e visibili delle loro difficoltà. Questo tipo di narrazione personalizzata e dettagliata tende a umanizzare le vittime, rendendole più reali e vicine ai potenziali donatori.



Le immagini di bambini affamati, persone malate o disabili, spesso accompagnate da descrizioni dettagliate delle loro sofferenze, sono esempi classici di poverty porn. Queste rappresentazioni sono progettate per suscitare forti emozioni di compassione, senso di colpa e urgenza nei donatori, spingendoli a contribuire immediatamente. Sebbene queste tattiche possano essere efficaci nel breve termine per raccogliere fondi, sollevano preoccupazioni su diversi fronti. In primo luogo, possono perpetuare stereotipi negativi e stigmatizzanti sulle popolazioni povere, rappresentandole come impotenti e costantemente bisognose di aiuto esterno. In secondo luogo, possono compromettere la dignità delle persone rappresentate, riducendole a meri strumenti per il fundraising.


L'uso del poverty porn può anche avere un impatto a lungo termine sulle percezioni e sulle politiche pubbliche. Quando il pubblico è esposto ripetutamente a immagini estreme di sofferenza, può sviluppare una visione distorta delle cause della povertà e delle soluzioni necessarie. Questo può portare a un sostegno limitato per interventi strutturali e di lungo termine che affrontano le radici della povertà, come l'educazione, l'empowerment economico e le riforme politiche. Invece, l'attenzione può essere focalizzata su interventi caritativi di emergenza, che, sebbene necessari, non risolvono i problemi sottostanti.


 

Questo articolo è il risultato di una ricerca approfondita e della traduzione del fenomeno citato. Tutte le considerazioni espresse sono personali e basate su un'analisi logica dei risultati della ricerca.

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